sabato 20 aprile 2019

Il campo nazionale non si può dimenticare

“Fra ci farebbe piacere se scrivessi un articolo sul Campo Nazionale, quando puoi invialo”. Questo il messaggio che, dal calore della mia Argentina, mi ha trascinato nuovamente in Italia; ammetto di aver avuto un momento di panico e di aver pensato: “Fantastico, ora cosa scrivo considerando che neanche mi ricordo come si parla italiano?”. Poi ripensandoci, ho capito che la mia paura di scrivere non era realmente legata alla lingua o ad altro: mi sono resa conto di quanto la mia vita in questi ultimi mesi sia cambiata in modo radicale e che, dopo essere salita su quel grande aereo bianco e azzurro il 23 agosto, io al Campo Nazionale non ci abbia più pensato. Credo che sia proprio ora che inizi a mettere nero su bianco i miei ricordi e le stupende esperienze vissute, che mi accorga di quanto il CN sia stata un'avventura memorabile e ricca di momenti magici. Tutte le volte che torno da un campo mi chiedono cosa abbia fatto e ogni volta, raccontando le attività, mi sembra di sminuire ciò che realmente viviamo e soprattutto ciò che proviamo;
Il CN è stato un campo pieno di attività diverse e uniche nel proprio genere ed è stato accompagnato ogni giorno, ogni ora, ogni minuto da intense emozioni dalle quali difficilmente mi dimenticherò. Non potrò mai dimenticare quanto mi sono sentita impotente, una goccia in un oceano, davanti all'enorme numero di tende e di Esplo che popolavano Vialfrè. Non potrò mai dimenticare la gioia e i sorrisi di quando ho scoperto che le mie amiche del Tecnicamp erano le anche mie vicine di sottocampo. Non potrò mai dimenticare il sapore dei cereali in scatola che ci hanno accompagnato per ben 15 giorni, anche se sarebbe meglio farlo. Non potrò mai dimenticare come, anche se sono l'antisport, mi sia potuta divertire alle Olimpiadi e in altre attività “fisiche”. Non potrò mai dimenticare il “Rido per non piangere” quando abbiamo trovato il campo completamente allagato e la tenda distrutta, il tutto risolto con un lavoro di squadra che ancora oggi mi rende orgogliosa della mia pattuglia. Non potrò mai dimenticare l’hike più faticoso di tutta la mia vita che mi ha regalato viste mozzafiato e un momento di riflessione con me stessa; lassù sono stata una cosa sola con le montagne e l’aria gelida, lassù mi sono resa conto di ciò che stavo per lasciare, andando verso l’ignoto, come Ulisse che lascia la sua Itaca. Non potrò mai dimenticare le canzoni cantate a squarciagola, cantate così forte da farci lacrimare gli occhi, così forte da farci riconoscere da tutti, così forte da riuscire a sovrastare tutto il rumore di 4500 Esploratori, così forte perché non avevamo niente da perdere se non la voce. E soprattutto non potrò mai dimenticare il mio ultimo fuoco: è stata una delle poche volte in cui abbia mostrato le mie emozioni senza vergogna, senza pensare “Io non piango, io sono quella che non piange”; iniziare a parlare e sentire le proprie parole bloccarsi in gola e poi sciogliersi insieme a lacrime sincere mi ha aperto gli occhi su quanto il CN fosse stata un’esperienza preziosa ed anche il modo migliore per concludere un’avventura e iniziarne di nuove. Parlando di avventure posso dire che ne sto vivendo e ne vivrò tante altre, ma credetemi, il Campo Nazionale non lo potrò mai dimenticare. -Francesca

giovedì 31 gennaio 2019

Frammenti di vita

Il sorriso di una ragazza vista per strada e poi mai più. 
Una frase di tua madre, un rimprovero o un elogio. 
Quel pianto per una perdita. 
Quella volta che hai visto tuo figlio ridere. 
Quel profumo. 

Momenti fermi nella memoria anche se apparentemente identici a tanti altri. Quel momento, esattamente quello, non un secondo prima o dopo. Cristallizato nell’archivio, insieme a tutti gli altri, sotto il nome Frammenti di Vita. 
Il 29 Dicembre, in un orario imprecisato del pomeriggio, ho aggiunto un Frammento alla mia collezione. Mani insaponate, parannanza verde d’ordinanza, lavapiatti aggiunto della Cambusa Ubunti e Bisunti. Campo Invernale di Sezione, tre unità più il Clan. Fa freddo, nella sala principale c’è il Branco, non stanno facendo attività. I lupetti sciamano, ridono tra loro. C’è la compagnia, appena rientrata da un escursione. Facce stanche, comunque felici. Qualcuno prende la chitarra, non ci sono adulti a sollecitare un canto. Una voce, poi la seconda, poi tutti insieme. Rover e lupetti, ragazzi e bambini, donne e uomini di domani. Un momento magico che da solo risponde alla domanda “ma chi te lo fa fare?”. Se ci sono, se ci siamo, è per momenti come questo.
Le facce rosse per lo sbalzo di temperatura, qualcuno ballava. Una canzone quasi strillata, a far tremare le mura e far indietreggiare le paure, che tutti insieme ce la facciamo. Grandi e piccoli, ragazze e bambini. Qualche adulto in disparte a godersi la scena, i sorrisi felici.

Per qualche minuto è stata gioia pura, limpida. Si poteva toccare. Io c’ero, ho visto. C’è speranza, c’è ancora speranza!
 Grazie.
Carlo
Senior

giovedì 13 dicembre 2018

La bottiglietta

Sono mesi -cinque lunghissimi mesi ormai- che traccheggio con questo richiestissimo articolo sul campo nazionale.
Si tratta di una delle esperienze più divertenti ed emozionanti della mia giovane vita, ma per qualche inspiegabile blocco dello scrittore in tutto questo tempo non sono mai riuscita ad andare oltre le sette, otto righe. Introduzioni non all’altezza di un’avventura del genere, ricordi ed emozioni non imprimibili su carta e una resa finale mi hanno totalmente scoraggiata. Ma poi, dopo cinque mesi da questa avventura, in una giornata come tante, in un rarissimo e prezioso momento di noia, mi viene voglia di guardare i video sul campo che sono stati postati su youtube tempo fa.
E, incredibile ma vero, signori, mentre ripenso nostalgica a quei momenti magici, mi arriva una notifica sul telefono. Un insolito messaggio sulla chat di instagram da parte di un profilo sconosciuto mi riporta il cuore direttamente a Vialfré: “Ehi ciao! Sono una scout del gruppo Anzio-Nettuno e aprendo le bottigliette di spirituality ho trovato il tuo nome e pensato di scriverti!” Sarebbe impossibile pretendere di spiegare con chiarezza la sopracitata attività delle bottigliette, ma vi prego, gentili lettori, di credermi quando vi dico che le emozioni scintillanti che provano i bambini piccoli davanti a una sorpresa si ripropongono occasionalmente nella vita dei più grandi e degli esseri in transizione tra l’infanzia e l’età adulta, ed è bellissimo, sempre. Perché nel ricevere questo messaggio, il mio cuore ha fatto un salto per la sorpresa: sono tornata indietro, nel momento esatto in cui, scrivendo il mio nome sul foglietto da mettere nella bottiglietta, mi chiedevo a chi -e se- sarebbe mai arrivato. Poteva essere un ragazzo, una ragazza, primo anno, quarto, capo, vice, ultimo di pattuglia, bello, simpatica, esperto di astronomia o campionessa mondiale di dama cinese. E finalmente scopro, dopo tanto tempo da questi pensieri dubbiosi, che si tratta di Aurora di Anzio-Nettuno, ultimo anno di reparto, molto carina e socievole. E dopo la sorpresa, sento la soddisfazione di chi ha trovato una (piccola) Risposta. Ed è così che decido di rimettermi al lavoro per condividere con voi lettori, scout e non, delle emozioni e delle avventure che io e altri 4500 scout abbiamo avuto l’onore di vivere. Ci sarebbe una lista infinita da fare per elencare tutto ciò che ha reso questo Campo Estivo indimenticabile. I numeri: giganteschi, immensi.
La quantità di esploratori, capi, rover ed esterni che hanno vissuto questi tredici giorni insieme è commovente. Le amicizie che si creano inevitabilmente in questo tipo di eventi: immaginate quanto può essere bello vivere con un’Italia in miniatura, tante regioni diverse in ciascun sottocampo. E visto che l’Italia non ci basta, aggiungiamo un po’ di internazionalità! Francesi, spagnoli, egiziani, inglesi, israeliani, tedeschi e polacchi. Tante lingue, tanti dialetti per rendere più colorate le nostre giornate. Immaginate che bello lo scambio di fazzolettoni e numeri di telefono di esploratori dall’altra parte del Paese, o anche fuori! Le attività: le più avventurose mai fatte, di terra e di acqua. Per esempio, non avrei mai pensato di fare rafting sul Po, in una collaborazione di esplo Roma-Napoli, farmi trascinare dalla sua corrente fredda, pagaiare senza sosta godendo di ogni singolo schizzo d’acqua sul viso. Hebertismo, pionierismo e orientamento utilizzati in modo intelligente e coinvolgente. Persino le Olimpiadi, abbiamo vissuto! Gli spettacoli serali, poi...! Tra musica, teatro e ospiti abbiamo partecipato live alla trasmissione serale dell’anno. Colonna sonora del nostro viaggio: “C’è avventura”, che ho sopportato così poco negli ultimi giorni di campo (non si ascoltava altro!) e che adesso mi piace sempre di più. E chi potrà mai sapere cosa si prova a mangiare scatolame per giorni, e finalmente a sentire il palato ringraziare con un evento culinario speciale, basato sulla condivisione delle tradizioni regionali in cucina? Noi che abbiamo vissuto il Folkorama Day, sì.
E le attività individuali per mettersi alla prova con gente nuova, la vastità di corsi proposti; per citarne solo alcuni, il laboratorio di lavorazione del rame, forgiatura di coltelli, pizza napoletana, scrittura creativa e grafica manuale del manifesto. Insomma, abbiamo imparato di tutto.
Non si può non parlare dell’hike; io auguro a tutti voi che state leggendo di Camminare almeno una volta, di farlo sul serio, di capire davvero la profondità del camminare nei boschi, faticando con lo zaino in spalla, di apprezzare la genuinità della commozione su una vista mozzafiato dall’alto di una montagna, della meraviglia del trovare la Felicità nelle piccole cose: una fonte di acqua fresca, una forma di formaggio regalata da un tuo Capo Reparto, una notte nella stalla e l’alba sui monti con una vera amica affianco.
Magia, signori, parliamo di Magia. E per rendere il tutto completo, tornati al campo, le attività di spiritualità, in cui entrare in contatto con sè stessi, in cui riflettere, commuoversi, ragionare e ritrovarsi a scrivere il proprio nome su un foglietto, da spedire a uno scout CNGEI di chissà dove. Ora, l’elencazione non è sicuramente il modo migliore per descrivere ciò che si prova a vivere un’esperienza così, ma, carissimi lettori, accontentatevi e fidatevi dell’entusiasmo di una ex-esploratrice che non finisce di emozionarsi davanti a dei bei ricordi, come la mappa di Vialfré e della nostra città di tende. Fidatevi degli aneddoti infiniti e divertenti che dei gruppetti di ragazze e ragazzi si raccontano nelle tende, la notte, per ricordare quei bei momenti. Fidatevi dello scoutismo, che è ciò che potrà raccontarvi al meglio cosa vuol dire respirare l’aria pulita di montagna. Fidatevi dello scoutismo, che saprà spiegarvi cos’è la comunità, cos’è la condivisione, cosa sono i valori. Fidatevi di me, quando vi dico che sono stata una dei 4500 fortunati che hanno vissuto il CN 2018 in prima persona. 
 Galatea