lunedì 26 novembre 2018

Ma tu, AI BOYSCAUT, accendi il fuoco con le pietre?

Ciao a tutti! Comincio con un saluto perché ci sono talmente tante cose che vorrei raccontare che non so proprio da che parte cominciare. Forse sarebbe meglio partire dall'inizio, voi che dite? Io sono Flavia, sono nuova, vengo da un gruppo AGESCI ed ho fatto già un anno di reparto. Ho poi deciso di prendere un'altra strada, ho coinvolto dei miei amici ed eccomi qui! Credo di parlare a nome di tutti se dico che questa uscita appena passata è stata davvero indescrivibile, naturalmente in senso positivo. Sabato pomeriggio siamo partiti da Genzano, dal palazzetto dello sport e siamo arrivati a Lanuvio, al Ciampacavallo. La camminata non è stata esagerata come quella dell'uscita precedente ed è stata piacevole.
Il posto è bello, ci ero già stata più volte. Appena arrivati ci siamo messi all'opera e abbiamo montato le tende mentre altri facevano legna, anche se non ce n'era moltissima.
L'ambientazione dell'uscita era “Isola nel Triangolo delle Bermuda”. Dovevamo partire per andare a Santo Domingo, ma poi l'aereo, attraversando una tempesta, è uscito dalla rotta, è entrato in avaria ed è precipitato in mare dividendosi a metà.  Ci siamo ritrovati come naufraghi su un'isola deserta. A quanto pare, sull'isola non eravamo soli e dovevamo spiegare agli individui che la abitavano che eravamo brave persone utilizzando il linguaggio delle immagini.
Ogni pattuglia ha reso l'idea nel modo che credeva più corretto. Successivamente noi nuovi dell' AGESCI abbiamo ricevuto i fazzolettoni e ci siamo sentiti finalmente parte del gruppo.
Durante la cena abbiamo scoperto che l'isola era effettivamente popolata da un altro individuo. Era un naufrago come noi, capitato sull’isola anni fa durante una regata in braca a vela. Matteo sarà un nuovo capo dello staff. Ho notato che molti dei “più anziani” lo conoscevano già, altri come me si sono limitati a sorridere. Durante il fuoco serale Matteo ci ha fatto conoscere diverse cose davvero interessanti su B.P. e di quando si trovava a Mafeking per la guerra.
Al fuoco serale dovevamo anche portare qualcosa che ricordasse l'avventura che avevamo vissuto fino a quel momento cambiando il testo di una canzone e cose simili. Noi Tigri abbiamo modificato le parole della canzone del campo nazionale ed è venuta benissimo! Abbiamo fatto anche dei giochi di Kim (quelli dei 5 sensi).
Alla fine del fuoco abbiamo fatto una staffetta con una candela (uno camminava con una candela accesa in mano facendo attenzione a non farla spegnere. Se si spegneva si doveva ricominciare da capo) e poi siamo andati a dormire.
La mattina seguente, dopo la ginnastica e la colazione, abbiamo imparato nuove tecniche per accendere il fuoco, utilizzando anche l'acciarino medievale, così quando mi chiederanno “Ma tu AI BOY SCOUT  accendi il fuoco con le pietre?” risponderò di sì.


Purtroppo noi Tigri non siamo state proprio il top ad accendere il fuoco, ma in compenso alla gara di cucina che abbiamo fatto subito dopo sì.
Ogni pattuglia doveva cucinare un piatto a base di pesce e noi abbiamo scelto l'orata al cartoccio. Sarà stata la fame ma era buonissima!
Dopo circa una mezz'oretta di tempo libero, in cui abbiamo smontato le tende e lavato le pentole, abbiamo giocato a palla avvelenata, un gioco in cui io sono particolarmente negata, come del resto in tutti quanti i giochi di squadra.
Alla fine della riunione i capi pattuglia hanno fatto la promessa da capi.
E' stata davvero una bella esperienza.
In fondo però lo scoutismo è questo: fare delle esperienze tutti insieme che si ricordano per tutta la vita.


Flavia T. - Pattuglia Tigri




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domenica 20 maggio 2018

Torneo regionale roverino Branca E

L’immagine dei miei capi che quasi mi implorano di giocare, esasperati dalla mia solita partecipazione passiva o svogliata in qualsiasi gioco di squadra, è stata una delle costanti che ha caratterizzato i miei fantastici anni di Reparto. Qui che scrive è un’esploratrice dell’ultimo anno che, per chissà quale processo psicologico, cerca di scoprire in tutte le sue ultime esperienze di reparto l’entusiasmo un po’ nostalgico che aveva ai tempi del primo anno. Qui che scrive è quindi una delle persone meno sportive e competitive di tutto il CNGEI - almeno fino a poco tempo fa - ma allo stesso tempo reduce dalla finale della prima edizione del Torneo Regionale di Roverino nel Lazio, che ha avuto luogo domenica 13 maggio al parco della Caffarella, Roma. Per chi non sapesse cos’è “Roverino”: si tratta del gioco scout più quotato da fare in squadra e all’aperto. Due squadre, un portiere a squadra, un bastone a portiere, un cerchio di gomma (il roverino) da lanciare e centrare con il bastone del portiere. Facile no? No. Tutte le regole che ci sono in mezzo la rendono un’impresa assai ardua: attenzione agli “scalpi”, al numero di passi e passaggi e, nel dubbio, corri, corri sempre! Per fortuna, non si gioca soli. Anzi, la parte più bella è nell’essere parte di una squadra. E te ne accorgi quando, al termine del torneo, senti una sensazione di nostalgia verso il clima che si era creato, l’intesa che stava nascendo fra te, la tua pattuglia e le pattuglie appena conosciute, come se avessi giocato con loro per tutta la vita e quasi vorresti non dover smettere, nonostante il dolore ai muscoli, i piedi che gridano vendetta e il sole che brucia sopra la testa. Il torneo è stata una vera e propria Occasione. Per me ha rappresentato una rivincita verso me stessa, verso tutte le mie convinzioni su quanto fossi inadatta a qualsiasi gioco o sport, anche in ambito scout, ma è stata anche l’opportunità di conoscere persone fantastiche e vivere davvero al meglio quella che avrebbe potuto essere una normalissima domenica mattina. Giocare nella finale di un torneo scout era da sempre stata un’utopia. Da sempre, ammiravo le squadre più forti come se fossero dotate di qualche super potere. Giocando, domenica, mi sono resa conto che l’unico potere è nella squadra, nel divertimento e nella voglia di mettersi in gioco, senza mai prendersi troppo sul serio. Me ne sono resa conto quando, un minuto prima di iniziare a giocare la finale, ho rivelato agitatissima alla mia squadra: “Ho paura.” E Leonardo, il nostro capitano, mi ha risposto: “Ma paura di cosa? Siamo in finale Gala, e anche se non lo fossimo stati, o anche se non dovessimo vincere, dove sarebbe il problema? Siamo la squadra-rivelazione, abbiamo giocato bene e soprattutto ci siamo divertiti! Praticamente abbiamo già vinto!” Ed era vero. Non abbiamo vinto l’ultima partita, non abbiamo ricevuto premi, ma al termine del gioco io ho pianto di gioia. L’emozione della competizione, quella bella e sana, ha cominciato a bollirmi dentro per tutti gli anni in cui l’avevo ignorata.
La consapevolezza di aver giocato bene, non per particolari doti sportive ma per il semplice fatto di aver dato tutta me stessa per divertirmi e per far divertire gli altri giocatori, è stata una sensazione davvero bella e vitale. I miei capi avevano ragione: c’è un motivo se gli scout giocano, se esistono Roverino, Palla Scout, Bandiera Svizzera e tanti altri giochi. Io ci sono arrivata un po’ tardi, forse, ma sono davvero contenta di averlo capito. Così contenta che non vedo l’ora di rotolarmi di nuovo sull’erba, di provare a fare un punto, di correre fino a stancarmi e di condividere questi piccoli momenti di entusiasmo con gli altri. Tutto questo l’ho capito grazie al Torneo. Un evento inaspettatamente bello che spero si ripeta negli anni fino a diventare una tradizione.
 Galatea

giovedì 26 aprile 2018

Albano in...fiore 2018!

Primavera: i fiori, le rondini, tanti colori, polline ovunque, gli insetti, l’umore oscillante, le giornate più lunghe, l’adorabile alternarsi del caldo torrido con le ultime piogge; l’impercettibile differenza tra allegria ed allergia. Ma con la primavera arrivano anche le belle iniziative, le collaborazioni, la voglia di organizzare qualcosa con la gente per la gente. E per il terzo anno consecutivo, noi scout CNGEI di Ariccia e Albano siamo stati lieti di aver partecipato all’evento Albano in Fiore, in collaborazione con l’associazione “XV miglio”. 
 L’obiettivo del XV miglio è proprio quello di offrire ai visitatori eventi in grado di esaltare la bellezza del nostro territorio e sinergie tra le imprese che possono valorizzarlo. Anche quest’anno, l’evento si rivela un successo. Ne è la prova la partecipazione numerosissima in entrambe le giornate, sabato e domenica 14 e 15 aprile. La distesa immensa di fiori, piante, anfore, piccolo artigianato che attraversa Villa Doria è stata percorsa da centinaia di piedi diversi. Quelli piccoli e veloci dei bambini, quelli dei genitori. Ho incontrato molti miei coetanei con i loro amici, signori e signore di età e città diverse e mi rendo conto di quanto sia bello organizzare qualcosa che intrattenga e incuriosisca un target così vasto di gente. Ed è bello quanto frenetico far parte dell’organizzazione!
Come scout, abbiamo deciso di contribuire con delle attività che rappresentassero il nostro stile di vita; il contatto con la Natura, la bellezza e il divertimento racchiusi nella semplicità, saper giocare e divertirsi anche senza l’uso delle nuove tecnologie. Per questo abbiamo gestito l’area ludica della manifestazione, organizzando un percorso con giochi di strada come il lancio ai barattoli, “schiaccia la noce”, tiro con gli anelli ed un percorso ad ostacoli con dei piccoli trampoli. Abbiamo fatto scoprire alcuni dei nostri giochi tipici, come “galletti”, “coccodrilli” e “scalpo” a bambini che probabilmente non pensavano di potersi divertire con così poco. Per i più grandi, un laboratorio per mostrare come creare del sapone con ingredienti naturali e di riciclo. Alcuni rover hanno tenuto un laboratorio di stampa serigrafica, la tecnica con cui hanno personalizzato e decorato borse e magliette. E visto che i fiori ci rendono irrazionalmente felici, i più piccoli hanno realizzato le bombe di semi secondo il metodo Fukuoka (botanico e filosofo giapponese), per invadere la città con una coloratissima esplosione di fiori.
Ce ne sono state di cose da fare, e anche quest’anno siamo tornati a casa dopo una bellissima esperienza, soddisfatti del nostro servizio per cercare di “lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato”.
Galatea
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